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Giosue' Carducci
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Giosue' Carducci
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Canora discendea, co 'l mesto accento
De la Versilia che nel cuor mi sta,
Come da un sirventese del trecento,
Piena di forza e di soavità.

O nonna, o nonna! deh com'era bella
Quand'ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest'uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!

Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:

Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.



 
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Nonna Lucia

Giosuè Carducci nella sua poesia “Davanti a S. Guido” ricorda con poche parole la figura della nonna Lucia alla quale il poeta era molto affezionato, mentre non era affatto affezionato al nonno Giuseppe. Il babbo di Giosuè, Michele, fu nominato medico a Bolgheri, dove il poeta trascorse la sua infanzia. La “signora Lucia” morì a Bolgheri nel 1842 e fu sepolta nel piccolo cimitero dove si pensa che riposino ancora le sue spoglie e dove è ricordata con una pietra murata sull’obitorio con la scritta ricavata dalla poesia: «Di cima al poggio, allor dal cimitero, giù de cipressi per la verde via, alta, solenne,vestita di nero parvemi riveder nonna Lucia». Nel centro del paese di Bolgheri, inoltre, c’è una bella statua che rappresenta nonna Lucia.

 
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